Il termine mini-bypass può essere fuorviante perché fa immediatamente pensare ad una “mini-procedura”, un intervento di minore entità o comunque più “mini-invasivo” di altri. Al contrario si tratta di un intervento importante, che unisce a una componente restrittiva una rilevante componente malassorbitiva. Molte testate scientifiche, infatti, non accettano l’uso di questa denominazione e usano invece quella di “bypass a singola anastomosi”. Senza dubbio, anche il prefisso “mini” (e le sue implicazioni psicologiche), oltre alla sua rapidità di esecuzione e, indubbiamente, ai buoni risultati, hanno favorito la fortuna di questo intervento che in pochi anni è arrivato ad essere il terzo più effettuato al mondo.
Per effettuare la procedura, il chirurgo prima divide lo stomaco in modo da creare una tasca di forma stretta e lunga (dalla forma simile a quella della sleeve gastrectomy ma, al contrario di quest’ultima, eliminandone la continuità con il resto dell’intestino) e poi connette questa tasca tubulare con un tratto di intestino circa 2 metri a valle. Questa procedura ha in comune con il bypass gastrico il fatto che la gran parte dello stomaco non venga più raggiunta dal cibo, ma ne differisce perché c’è solo una connessione con l’intestino (mentre con il bypass sono richieste due connessioni (che chiamiamo “anastomosi”); da qui il termine “bypass a singola anastomosi”.
Da un bypass a singola anastomosi ci possiamo attendere una perdita del 30-40% del peso totale (intorno al 60-80% dell’eccesso di peso) ed il risultato è raggiunto, come abbiamo già detto, da un meccanismo che è in gran parte malassorbitivo, come in una diversione bilio-pancreatica, rispetto alla quale ha un maggior effetto restrittivo (la tasca gastrica è più piccola) ma anche un minor malassorbimento (il tratto di intestino “saltato” è più corto).
Anche molte delle complicazioni dell’obesità (diabete, ipertensione, apnee notturne ecc.) migliorano i modo significativo dopo un mini-bypass (come avviene per tutti gli interventi di chirurgia bariatrica). I risultati a distanza sembrano lievemente superiori a quelli del bypass gastrico ma a prezzo di una maggior probabilità di sviluppare, nel tempo, rilevanti carenze di vitamine e micronutrienti, e, addirittura, un eccessivo grado di malnutrizione Negli interventi malassorbitivi è più importante che mai mantenere per tutta la vita l’assunzione di prodotti con le idonee vitamine e minerali, e controllare i loro livelli con esami del sangue.
Come abbiamo detto, uno dei vantaggi di questo intervento è la sua relativa semplicità rispetto al classico bypass gastrico, legate alla necessità di costruire una sola connessione. Proprio la sua conformazione, però, costringe la bile a passare per quell’unica anastomosi e questo può portare ad alcune complicazioni come reflusso di bile nello stomaco e ulcere.
Le possibili complicanze non sono molto frequenti (intorno al 5%). Oltre a quelle legate al passaggio della bile, una parte di esse è legata proprio al meccanismo malassorbitivo (malnutrizione severa che a volte ha costretto a un nuovo intervento chirurgico. Come tutti gli interventi, anche il mini-bypass non è immune dalla la possibilità di una ripresa dell’aumento di peso nel tempo.
Come per il bypass, diventa assai difficile esplorare lo stomaco escluso in caso di necessità.
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