Che cos’è la dieta chetogenica e perché la usiamo prima di un intervento di chirurgia per l’obesità?
La popolarità delle diete chetogeniche è andata enormemente crescendo negli ultimi anni, attirando l’attenzione dei media e la curiosità di moltissime persone alle prese con qualche chilo in più. È diventata un fatto di costume: 24,4 milioni di ricerche su Google solo negli Stati Uniti la hanno resa la dieta più cercata nel 2020, ma anche trasmissioni televisive, riviste, celebrità, blog e tanto interesse da parte dell’industria che ha superato il volume di 10 miliardi di dollari nel 2020, ancora in aumento.
Già da prima di tutto questo clamore mediatico la adottavamo nella preparazione agli interventi di chirurgia bariatrica. Vediamo perché e di che si tratta.
Sommario
- Che cosa è la dieta chetogenica e come funziona
- Un po’ di storia della dieta chetogenica
- Perché una dieta prima dell’intervento?
- In che cosa consiste la dieta chetogenica?
- Ma la dieta chetogenica è sicura?
Che cosa è la dieta chetogenica e come funziona.
Prima di spiegare perché utilizziamo questo regime dietetico prima di un intervento di sleeve gastrectomy o di bypass gastrico, cerchiamo di capire più precisamente in che cosa consiste una dieta chetogenica e come fa a consentire un dimagrimento rapido ma sicuro.
L’idea è quella di abolire i carboidrati dalla dieta (o comunque ridurli al minimo), obbligando l’organismo ad utilizzare il grasso come fonte di energia. Nella nostra alimentazione abituale i carboidrati (pane, pasta, zuccheri, frutta ecc.) sono la principale fonte dell’energia necessaria a tutti i processi dell’organismo; le proteine hanno per lo più la funzione di apportare gli aminoacidi che servono per la costruzione delle proteine del nostro corpo; una funzione assai importante perché tutti i processi che ci consentono di vivere si basano su molecole proteiche ognuna delle quali ha una sua funzione specifica.
Eliminando i carboidrati, l’organismo è costretto ad utilizzare le sue riserve di grasso; questo processo ha un duplice effetto: da una parte si dimagrisce, dall’altra si producono delle sostanze (i “corpi chetonici” che danno il nome alla dieta) che, tra l’altro, riducono il senso della fame. Naturalmente questa è una semplificazione dei complessi meccanismi che stanno dietro a questa modalità dietetica e che sono stati estesamente studiati.
Nel nostro caso, la dieta chetogenica ci consentirà di perdere grasso rapidamente ma senza soffrire la fame. Non sempre, però, questo è stato l’obiettivo di questo regime.
Un po’ di storia della dieta chetogenica
Oggi, come abbiamo detto, la popolarità di questo metodo alimentare è al massimo proprio perché il suo uso è legato ormai indissolubilmente al suo effetto dimagrante.
Non tutti sanno, però, che le diete chetogeniche non sono una scoperta recente e non sono state inventate per questo scopo.
Il termine dieta chetogenica fu coniato addirittura nel 1921 dal Dr. Wilder un medico della Mayo Clinic, negli USA, che propose di usare questa forma di alimentazione in pazienti affetti da forme intrattabili di epilessia che, si era visto, poteva migliorare in seguito a periodi di digiuno. Infatti sia il digiuno che una dieta a bassissimo tenore di carboidrati, producono quelle sostanze, i corpi chetonici , che danno il nome alla dieta. Negli anni subito successivi si mise a punto il protocollo da utilizzare soprattutto nei bambini con queste gravi forme di epilessia e si calcolò quante proteine e quanti carboidrati dovessero essere usati.
Quei calcoli sono gli stessi che usiamo oggi nella nostra attività e lo schema sarebbe praticamente identico considerando, però, che quei bambini non dovevano dimagrire ma crescere e quindi il resto delle calorie necessarie a mantenere il peso corporeo, anzi ad aumentarlo, doveva essere fornito da grassi alimentari.
Da allora in poi, almeno fino agli anni ’80, ogni testo sull’epilessia infantile ha incluso il trattamento con la dieta chetogenica. Naturalmente le finalità sono diverse da quelle che usiamo noi prima dell’intervento chirurgico: l’obiettivo di Wilder e tutti coloro che lo hanno seguito era di sfruttare l’azione anticonvulsivante dei corpi chetonici prodotti dai grassi che venivano abbondantemente forniti con gli alimenti; per noi i corpi chetonici sono il mezzo necessario per togliere la fame in un regime che usa i grassi del proprio corpo (e non quelli della dieta) per creare energia, dimagrendo.
Perché una dieta prima dell’intervento?
Può sembrare strano che sia necessario perdere peso prima di un intervento di chirurgia per l’obesità, fare una dieta per una persona che di diete ne ha fatte mille senza risolvere il suo problema. Eppure in quasi tutti i casi prima di andare in sala operatoria per un intervento di questo tipo chiediamo ai nostri pazienti di sottoporsi ad una dieta. Perché?
I motivi sono tanti ma voglio soffermarmi solo su alcuni di essi che mi sembrano particolarmente rilevanti.
Operare una persona con obesità non è facile perché dobbiamo affrontare particolari difficoltà. Durante un bypass o una sleeve gastrectomy, non è tanto il pannicolo adiposo sottocutaneo che ci rende più difficile l’intervento, quanto il grasso che sta intorno agli organi, dentro l’addome (“grasso periviscerale”); è principalmente questo ad aumentare il rischio durante la manipolazione dei visceri.
Ma c’è un altro aspetto almeno altrettanto importante. Una persona obesa frequentemente ha un fegato ingrandito, tanto da ostacolare la visualizzazione dello stomaco e della giunzione tra stomaco ed esofago, proprio una delle aree su cui il chirurgo si deve concentrare.
Si tratta della “steatosi epatica“, per la quale il fegato ha una eccessiva quantità di grasso che lo rende più grande e fragile. Questa alterazione è quasi sempre visibile nell’ecografia epatica che facciamo in preparazione all’intervento.
Studi hanno dimostrato che una dieta preoperatoria, anche di durata relativamente breve, è in grado di ridurre il grasso periviscerale e di ridurre in modo significativo il volume del fegato rendendo l’intervento relativamente più agevole e soprattutto più sicuro.
Ma c’è di più. La riduzione del grasso del collo fa sì che le manovre anestesiologiche siano più agevoli e riduce la severità delle apnee notturne.
Per tutti questi motivi un periodo di dimagrimento prima dell’intervento è suggerito dalla maggior parte delle linee guida, basandosi sui risultati degli studi scientifici che dimostrano che un periodo di dieta a bassissimo contenuto calorico (cioè al di sotto delle 800 calorie al giorno), anche per sole due settimane, riduce le complicazioni postoperatorie.
Tra le diverse diete a bassissimo contenuto calorico, la chetogenica credo sia la migliore. Tra i primi, abbiamo messo a punto degli schemi di dieta chetogenica preoperatoria, che poi abbiamo esteso anche ad altre condizioni (ne parleremo in altri post).
In che cosa consiste la dieta chetogenica?
Ne sono stati proposti diversi tipi. Come abbiamo accennato, gli schemi originari, usati nei bambini con problemi neurologici, prevedevano una quota di carboidrati assai ristretta, proteine nella misura di 1-1,5 grammi per ogni chilogrammo di peso corporeo (che poi corrisponde al fabbisogno medio di proteine per tutti noi) e abbondanti quantità di grassi alimentari . Lo scopo, però, era quello di formare corpi chetonici, non quello di dimagrire.
Noi normalmente ci basiamo sull’assunzione di sole proteine e verdure, escludendo completamente tutti i carboidrati, sia complessi che semplici, ad eccezione di quelli contenuti nelle verdure consentite e ricorriamo a preparati commerciali a base di proteine in polvere. In questo modo riusciamo a rendere più facile lo schema per il paziente e soprattutto abbiamo un maggior controllo sulla quantità di proteine prescritta. È però estremamente importante la buona qualità delle polveri proteiche: il grande interesse dell’industria ha riempito il mercato di prodotti di bassa qualità che fanno concorrenza agli ottimi preparati che pure sono disponibili e che, ovviamente, hanno un costo maggiore. Questo è un ulteriore motivo per evitare assolutamente il “fai da te” e gli acquisti di prodotti non indicati personalmente dallo specialista.
Infatti, dobbiamo effettuare queste diete su precisa indicazione del medico che dovrà valutare diversi fattori, le eventuali controindicazioni e fornire uno schema adeguato alle necessità di quella singola persona in quel particolare momento.
Lo specialista integrerà, poi, la dieta con un adeguato apporto di vitamine e minerali. Infatti, il piano alimentare così ristretto richiede l’assunzione di una adeguata quantità di vitamine e sali minerali, a volte è opportuno aggiungere altri integratori come gli omega-3 o alcalinizzanti delle urine. Inoltre è estremamente importante assumere una quantità di acqua adeguata sia a consentire ai reni di gestire appropriatamente l’escrezione delle scorie derivanti dal metabolismo delle proteine, sia ad evitare la stipsi che frequentemente può essere presente.
Si tratta di schemi facili da seguire per il paziente e pertanto particolarmente adatti al periodo preoperatorio: si dimagrisce abbastanza velocemente senza soffrire la fame e gli studi dimostrano che nonostante il regime calorico assai ristretto, le proteine del nostro organismo (che fanno parte della cosiddetta massa magra) non si riducono. Due pasti sono sostituiti dai prodotti proteici commerciali che prescriviamo, mentre il terzo è costituito da carne o pesce, sempre accompagnato da verdure anche in gran quantità.
La prescriviamo dopo le prime visite ed i primi accertamenti per la chirurgia bariatrica, per un ciclo della durata di 30 giorni che eventualmente può essere ripetuto subito prima della data in cui l’intervento è programmato, ma sempre sotto controllo.
Ma la dieta chetogenica è sicura?
Nella mia esperienza, la dieta chetogenica è assai ben tollerata; sebbene non sia priva di effetti collaterali, quelli più comuni (nausea, irritabilità, mal di testa, senso di spossatezza, perdita di concentrazione, diarrea) sono generalmente lievi e limitati ai primissimi giorni.
Una delle osservazioni in cui ci imbattiamo più frequentemente riguarda il fatto che questo tipo di regime debba essere limitato ad un breve periodo, altrimenti l’elevato carico proteico potrebbe causare danni ai reni e alla loro funzione. Questa considerazione si basa su alcuni equivoci che è bene fugare. Intanto non si tratta di una dieta “iperproteica”; cioè la quantità di proteine non è superiore a quanto normalmente il nostro organismo richiede ma anzi è calcolata proprio sul suo fabbisogno. Ma soprattutto non è vero che le proteine facciano male ai reni; dei reni che funzionano riescono perfettamente a gestire anche grandi quantità di proteine, se però è il rene che non funziona per altri motivi, allora non può gestire adeguatamente il carico proteico e si creano problemi. Per questo la chetogenica è del tutto sicura in una persona sana, ma è controindicata in alcune condizioni come l’insufficienza renale severa. Per contro diversi studi dimostrano che il suo uso è possibile, ed anzi benefico, anche nei pazienti con obesità o diabete che hanno una lieve insufficienza renale; in uno di questi studi ricercatori hanno mostrato che quasi un terzo dei pazienti miglioravano la funzione renale dopo la chetogenica.
Altre possibili controindicazioni sono il diabete mellito di tipo I, alcuni problemi cardiaci o epatici, e la concomitanza con alcune terapie; in generale si tratta di condizioni nelle quali l’aumento dei corpi chetonici non è consigliabile.
Del resto il fatto stesso che per tento tempo sia stata utilizzata in bambini per periodi anche assai prolungati e perfino per tutta la vita è, a mio parere, un indice ulteriore della sua sicurezza.
Detto questo, l’uso che noi facciamo di questo regime dietetico è assai limitato nel tempo e sarebbe inappropriato prolungarlo oltre un ragionevole limite. Lo scopo, ricordiamolo, è generalmente quello di una perdita di peso preoperatoria per interventi di chirurgia dell’obesità o, lo vedremo in successivi post anche per altri interventi chirurgici o un certo numero di altre condizioni patologiche. Si tratta di usare un metodo efficace per una perdita di peso concentrata nel tempo e non dobbiamo pensare che la dieta chetogenica possa essere un metodo per “mantenere la linea” al di fuori di una supervisione medica. L’eccessiva enfasi che troviamo su internet e su altri mezzi di comunicazione può, al contrario, indurre ad abusi o usi poco appropriati.
In un post successivo cercherò di rispondere ad alcune delle domande che spesso mi vengono fatte sulla dieta chetogenica e parlerò anche di altre sue applicazioni.
Leggi anche: Chirurgia bariatrica
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