Le ernie inguinali

Non c’è dubbio che l’ernia inguinale sia l’affezione più comune per la quale viene richiesta una visita chirurgica.

Ma che cos’è un’ernia esattamente? Con questo termine si indica la fuoriuscita di un viscere o una struttura attraverso un orifizio, che può essere naturale oppure essersi creato artificialmente. Per questa ragione, la parola “ernia” viene usata per situazione anche molto diverse tra loro (basti pensare all’ernia del disco o all’ernia jatale). Per quanto ci riguarda, si ha un’ernia inguinale quando dei tessuti che normalmente sono all’interno dell’addome (ad esempio grasso oppure, comunemente, da un’ansa intestinale) escono attraverso una debolezza della regione inguinale. In quest’area, o alla radice della coscia appare quindi una tumefazione, un gonfiore, che possiamo avvertire al di sotto della pelle. Con la tumefazione possono apparire dei fastidi, un senso di peso o di ingombro ed anche la sensazione di “qualcosa che esce” soprattutto quando si sta in piedi o anche seduti (alla guida, ad esempio) oppure soprattutto in concomitanza di esercizio fisico, lunghe passeggiate,o per sforzi addominali intensi (tosse, starnuti, defecazione) e il gonfiore, in queste situazioni, risulta più evidente. Di solito i disturbi diminuiscono o scompaiono stando sdraiati e l’ernia sembra scomparire. A volte, invece, per farla rientrare è necessaria qualche manipolazione. Un vero e proprio dolore, invece, normalmente non fa parte dei sintomi dell’ernia, anche se qualcuno ne è convinto, ed è però è caratteristico delle sue complicazioni. In questo caso è un dolore forte, continuo e ben localizzato in corrispondenza proprio della tumefazione.

Molto spesso, al contrario, arrivano in ambulatorio persone convinte di avere un’ernia inguinale perché hanno dolore all’inguine, magari esteso anche alla gamba o alla schiena (i sintomi dell’ernia, invece, non si estendono in quelle direzioni). In questi casi è necessario che la visita del chirurgo sia accurata per capire se sia presente o meno un’ernia inguinale e per individuare le esatte cause della sintomatologia che può essere dovuta a molte altre cause come pubalgie, stiramenti muscolari o problemi alla schiena. Questi ultimi, poi, si aggravano quando si sta in piedi o quando si fanno degli sforzi, esattamente come accadrebbe ai sintomi dell’ernia, per cui non è facile determinare se siano dovuti all’una o all’altra condizione.

La chirurgia dell’ernia ha fatto molti progressi negli ultimi anni, soprattutto nel tentativo di ridurre le recidive (che, grazie alle nuove tecniche, sono certamente meno comuni oggi che in passato ma sono ancora frequenti) e allo scopo di garantire le migliori condizioni possibili per il paziente, sia eliminando la necessità di un prolungato ricovero in ospedale, sia riducendo il dolore postoperatorio. L’intervento prevede sempre di riportare i tessuti fuoriusciti nella loro sede naturale, ma quello che è cambiato nel corso degli anni è stata la tecnica per riparare il difetto: da interventi che prevedevano la cucitura (sutura) del foro con svariate tecniche (oggi meno utilizzati), a procedure che impiegano dei materiali protesici (delle reti che sono in grado di rinforzare i tessuti indeboliti) fino alle più avanzate tecniche mini-invasive laparoscopiche.

Un moderno centro che si occupa di chirurgia erniaria, come quello di Civita Castellana, offre tutte queste diverse tecniche per garantire la riparazione migliore per ogni singolo caso. Da noi la riparazione con protesi attraverso l’inguine è senza dubbio la più comune. Viene effettuata generalmente in anestesia locale (ma con una sedazione che consente di rimanere perfettamente a proprio agio) ed in Day Hospital: poco dopo l’intervento ci si alza e poche ore dopo è possibile tornare a casa. La riparazione laparoscopica è poi molto frequente, soprattutto nei casi di ernie recidive dopo un intervento inguinale (riparando per via laparoscopica queste ernie si evita di passare di nuovo dalla stessa area e si riducono, così le complicazioni locali) oppure se l’ernia è presente da entrambi i lati (in questo modo con un unico intervento è possibile ripararle in un’unica operazione); non è raro, tuttavia, che ci venga chiesto di riparare l’ernia semplice, monolaterale, con la tecnica laparoscopica che può essere attraente per alcuni a causa del minor dolore postoperatorio e della più rapida ripresa delle attività. Bisogna però sapere che l’alternativa laparoscopica necessita di anestesia generale e presenta anch’essa delle recidive.

E’ però importante non sottovalutare la presenza di un’ernia: vedo spesso persone che hanno convissuto con questa condizione per molti, molti anni. Una volta che un’ernia si è creata non andrà certo via da sola. e ad ogni passo, ogni colpo di tosse, ogni momento di stitichezza tenderà ad aumentare un po’ di volume e diventare sempre più grande. A volte vediamo delle ernie enormi, che creano dei seri problemi per pianificare la ricostruzione dei tessuti ormai irrimediabilmente danneggiati. Inoltre se l’ernia si complica…sono dolori! E sia in senso vero e proprio (come dicevo sopra, il dolore è il sintomo tipico dell’ernia strozzata), sia in senso figurato. Infatti il contenuto rischia di non ricevere più sangue e di soffrire. A volte si rende necessario asportare un pezzo di intestino rimasto incarcerato in un’ernia strozzata.

Per questo motivo non bisogna avere paura: le tecniche chirurgiche moderne hanno fatto in modo di ridurre sensibilmente i dolori che erano il maggior timore per quest’intervento, ma molti anni fa. In presenza di un’ernia facciamo visita ad uno specialista per farci consigliare che cosa fare.

 

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