L’intervento chirurgico per le fistole sacro-coccigee, anche note come pilonidali, comporta sempre la asportazione di tessuti con dolore e grandi cicatrici? Esistono anche interventi meno invasivi e la prestigiosa rivista Techniques in coloproctology ha appena pubblicato un nostro importante studio che riassume l’esperienza del Centro di Proctologia dell’ospedale di Civita Castellana in questa condizione così comune e fastidiosa.
Siamo molto orgogliosi di questo risultato: Techniques in coloproctology è una delle più importanti riviste chirurgiche al mondo nel settore della coloproctologia e il nostro articolo scientifico riporta i dati di un elevato numero di interventi chirurgici i cui risultati sono stati seguiti per un lungo periodo (in media più di cinque anni).
Ma che cosa sono le fistole pilonidali?
La fistola pilonidale: che cos’è e come si cura.
Anche detta sinus oppure fistola sacrococcigea, la fistola pilonidale è una malattia della piega che si trova tra i glutei, in corrispondenza dell’osso sacro. Si tratta di una condizione favorita da piccoli traumi causati, spesso, dai peli presenti in quella zona che, sfregando contro la pelle, possono provocare delle piccole lesioni e una infiammazione. Si può così formare un ascesso, ma di solito l’infezione evolve in una forma cronica, meno dolorosa ma più subdola.
La fuoriuscita di materiale fluido, spesso maleodorante, da uno o più piccoli forellini nella pelle della zona indica che l’ infezione è già andata troppo avanti e deve essere affrontata con un intervento chirurgico: non guarirà da sola e non esistono alternative non chirurgiche.
L’intervento tradizionale consiste nell’eliminare tutta l’infezione, asportandola insieme alla pelle che la copre e una certa quantità di tessuto sano per evitare che residui, anche piccoli, di tessuto infetto possano portare ad una ricomparsa della condizione. Esistono molti modi per farlo, non ci dilunghiamo qui a descriverli; tutti comportano una cicatrice più o meno estesa, dolore e, spesso, la necessità di astenersi dal lavoro per un periodo. I risultati sono buoni ma sappiamo che, per quanto accurato e completo sia l’intervento, in un certo numero di casi l’infezione tornerà, talvolta anche dopo anni. Inoltre a volte l’infezione si è estesa anche a molta distanza dalla piega tra i glutei e quindi è necessario asportare molto tessuto ed effettuare delle complesse ricostruzioni.
Qui interviene l’idea degli interventi mini-invasivi: non si potrebbe eliminare l’infezione evitando di asportare la pelle ed il tessuto sano? Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare i conti con quella caratteristica della quale scrivevamo sopra: sappiamo che qualunque intervento avrà le sue recidive; un intervento mini-invasivo ha il vantaggio di essere meno doloroso, non richiedere ampie ricostruzioni con le inevitabili cicatrici e consentire di tornare prima alle proprie occupazioni, ma si rischia che la malattia tornerà più facilmente?
A Civita Castellana siamo stati tra i primi ad introdurre la chirurgia mini-invasiva del sinus pilonidale, già molti anni or sono, ed abbiamo quindi avuto la possibilità di analizzarne i risultati.
Il nostro studio
La frequente recidiva della malattia, anche dopo molti mesi dall’intervento, rende necessario che gli studi considerino i risultati a distanza di almeno 5 anni. Questo è uno dei punti di forza del nostro lavoro: non è così comune trovare studi nei quali i pazienti vengano seguiti per così tanto tempo: proprio grazie alla nostra lunga esperienza di chirurgia mini-invasiva, abbiamo potuto prendere in considerazione uno dei periodi postoperatori più estesi di quelli analizzati fin’ora in tutto il mondo.
Nell’articolo abbiamo esaminato i risultati di una tecnologia chiamata E.P.Si.T. che, in breve, permette di asportare il tessuto infetto sotto la visione diretta endoscopica mediante una sottilissima telecamera introdotta direttamente in uno dei forellini della fistola senza, quindi, dover asportare tessuti non coinvolti dall’infezione. È un tipo di intervento che facciamo nel nostro Centro dal 2015 soprattutto nei casi più complessi.
Abbiamo confrontato i nostri risultati con quelli pubblicati nella letteratura di tutto il mondo constatando che i nostri pazienti sottoposti ad una E.P.Si.T. sono rimasti di solito molto soddisfatti, il dolore è stato limitato, ed hanno potuto riprendere rapidamente le proprie occupazioni. Lo studio ha poi dimostrato, ed è il risultato più rilevante, che le recidive a distanza esistono (come sempre!) ma non sono più frequenti di quelle della chirurgia tradizionale (già pubblicate in passato da molti autori).
A ognuno il suo intervento
I risultati del nostro studio dimostrano quindi che il trattamento endoscopico ha risultati simili agli interventi più tradizionali ma è meglio accettato e tollerato dai pazienti.
Questo non ci deve far pensare che sia adatto a tutti. Noi non offriamo lo stesso intervento in ogni situazione, siamo invece convinti che sia necessario avere a disposizione molte tecniche e ogni condizione debba essere attentamente valutata per scegliere il trattamento più adeguato. la vera forza di un centro di proctologia come il nostro è di avere molte frecce al proprio arco per la malattia pilonidale; l’EPSiT è una di queste ma a volte può essere più opportuno un intervento con il laser, l’instillazione di colle o la costruzione di un lembo, e spesso è proprio la tradizionale asportazione dei tessuti ad essere indicata.
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