All’inizio di Marzo il sito della Organizzazione Mondiale della Sanità richiamava la nostra attenzione su una notizia alla quale, naturalmente in considerazione dell’enorme rilevanza delle notizie sul coronavirus, non è stata data nessuna rilevanza: il successo del Portogallo nelle politiche contro l’obesità infantile, una delle maggiori sfide dell’OMS in Europa, attraverso la tassa sulle bevande zuccherate.

L’OMS, infatti, ha tenuto sotto controllo il fenomeno dell’obesità infantile in Portogallo sin da 2008 e oggi ci riferisce i primi risultati conseguenti alla introduzione in quel Paese, nel 2017, di una tassa sulle bevande zuccherate. I ricercatori del COSI (Childhood Obesity Surveillance Initiative), il programa di studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa dell’obesità infantile in Europa, avevano identificato proprio nell’elevato consumo dei cosiddetti “soft drinks” (le bevande zuccherate, appunto, e generalmente gassate) il principale responsabile dell’alto tasso di obesità e sovrappeso infantile in Portogallo (alto, ma ben inferiore a quello italiano!).

Ben l’80% dei bambini dai 6 agli 8 anni consumava bevande gassate e zuccherate quotidianamente, mentre meno della metà assumeva adeguate quantità quantità di frutta e verdura. I risultati dell’introduzione della nuova tassa sono stati impressionanti in termini di riduzione della vendita di queste bevande e perfino rimodulazione dell’offerta da parte delle industrie che ora addizionano molto meno zucchero ai loro prodotti. Lo studio, pubblicato a marzo sulla prestigiosa PLOS Medicine, esamina le conseguenze della tassa sul consumo delle bevande e sulla loro riformulazione da parte delle industrie e ne valuta il conseguente impatto sull’obesità nel Paese, stimando una riduzione della malattia a medio-lungo termine sia tra gli adulti che tra gli adolescenti.
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