Il caffè fa male? Un mito da sfatare

Perché spesso i medici vietano  l’uso del caffè? Dai più recenti studi non sembra esistano motivi per sconsigliarlo.

Ormai è chiaro: il caffè non fa male; anzi, un suo uso moderato è addirittura benefico per la salute. Il divieto di consumare questa bevanda imposto da molti colleghi in una ampia varietà di condizioni cliniche non ha, generalmente, una base scientifica. Sono contento di non essere mai caduto in questo pregiudizio: in tanti anni non l’ho mai vietato a nessuno, se non in casi estremamente selezionati, e i dati confermano la mia intuizione.

Il caffè: nemico o alleato della nostra salute?

L’ultimo articolo in questo senso è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Internal Medicine . I ricercatori hanno utilizzato un database britannico contenente i dati di mezzo milione di persone dal quale hanno estratto ben 171.616 partecipanti le cui caratteristiche erano idonee per lo studio e che sono stati seguiti per sette anni. Dallo studio è emerso che coloro che bevono caffè hanno un rischio di morte per qualunque causa ridotto fino al 30% rispetto o coloro che non lo fanno, e che questo rischio è minimo per le persone che ne consumano più di tre tazze al giorno. Seppur in misura lievemente minore, il caffè esercita il suo effetto benefico anche se viene zuccherato.

Analizzando separatamente le cause di morte, lo studio dimostra che l’effetto favorevole si registra anche per la mortalità cardiovascolare e quella per tumore.

Questi dati, del resto, non sono una sorpresa. Numerosi altri studi osservazionali erano giunti a simili conclusioni e, nel 2019, era stata pubblicata una revisione sistematica di questi lavori che confermava che il beneficio è evidente sia per il caffè con caffeina che quello decaffeinato.

Altri ricercatori hanno indirizzato la loro attenzione ad alcune particolari condizioni dimostrando che anche un elevato uso di questa bevanda non influisce sul rischio cardiovascolare e che un consumo moderato (3-5 tazze al giorno) esercita addirittura un effetto favorevole . Questo beneficio si estende anche ai pazienti diabetici. La probabilità di sviluppare alcuni tumori (come quello alla prostata, all’ovaio o alla pelle) è ridotta in chi beve caffè e perfino la probabilità di sviluppare calcoli alla colecisti è minore, mentre i risultati non sono così chiari per l’obesità. Anche i rischi di ipertensione e ictus cerebrale sono ridotti ed è possibile gustarlo senza preoccupazioni addirittura dopo un infarto cardiaco.

Quanti pregiudizi, fino ad oggi, hanno limitato l’uso del caffè agli infartuati, ipertesi e perfino a coloro che si volevano mettere a dieta per dimagrire?

Attenzione a non generalizzare: il caffè può far male

Come sempre, dobbiamo evitare le semplificazioni. Se in generale non ci sono motivi per eliminare il caffè dalla nostra dieta, esistono situazioni particolari nei quali i dati non sono chiari e l’effetto di questa bevanda potrebbe essere dannoso.

Tra le altre sue azioni, il caffè stimola la secrezione gastrica e la motilità del colon.

L’aumentata produzione di acido da parte dello stomaco indirizza la nostra attenzione su alcune condizioni che possono risentire di questo incremento come il reflusso gastroesofageo e l’ulcera gastrica o duodenale.

Nel caso del reflusso gastroesofageo, così comune, la letteratura non è ancora univoca seppur l’ultima revisione sistematica con metanalisi sembrerebbe avvalorare l’idea che il caffè possa aggravare i sintomi del reflusso. Dobbiamo però tenere presente che i risultati degli studi non vanno tutti nella stessa direzione e che i fattori implicati nello sviluppo di questa sintomatologia sono così numerosi da rendere difficile isolare il solo apporto della nostra bevanda, soprattutto in studi su popolazioni estremamente diverse tra loro dal punto di vista etnico, culturale e dietetico.

Anche gli studi sull’ulcera peptica sembrano escludere un rapporto tra questa lesione e il consumo di caffè o bevande contenenti caffeina, rapporto che invece è chiaro per la presenza di Helicobacter pylori, l’abitudine al fumo e l’uso di antinfiammatori. Il discorso è però più aperto per quanto riguarda l’aggravamento della sintomatologia in coloro che dall’ulcera sono già affetti.

Possiamo facilmente sperimentare gli effetti dell’aumento dell’attività motoria del colon indotto dal caffè. A coloro che sono irregolari nelle loro evacuazioni consiglio sempre di prendere un caffè prima di andare al bagno. Ci possiamo rendere conto facilmente di quanto questa semplice misura possa essere efficace.

Tuttavia, quest’effetto generalmente positivo può essere un problema in alcune particolari condizioni come le malattie infiammatorie intestinali (m. di Crohn e colite ulcerosa) e il colon irritabile: anche in questo caso i risultati degli studi non sono univoci, ma una nota di cautela è d’obbligo.

Leggi anche: I calcoli alla colecisti

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